Psicologia di un hater: perché si odia su internet

Vivendo i social network in modo attivo, alcuni fenomeni che si sviluppano in rete sono per me molto interessanti. Uno di questi è quello degli hater, che io ho deciso di studiare da vicino, per confermare o smentire le teorie su di loro. Come ho fatto? Mi sono immerso nel loro mondo, facendomi notare.

Non è stato difficile, in realtà: essendo io abbastanza popolare da poter suscitare la loro tipica voglia di distruggere, è facile intuire quanto sia stato semplice per me attirarli.

Ho avuto la possibilità, quindi, di studiare da vicino come si comportano e quali sono le motivazioni che li animano.

I social network: luoghi virtuali o carte di identità?

Ci sei su Facebook?
Questa era una domanda tipica di qualche anno fa. Quante volte te l’hanno fatta?
Qualche anno fa, appunto, perché oggi potremmo dire che Facebook è superato. Tanti social network oggi affollano la vita di chi si aggira tra i meandri di internet. Instagram Twitter, Snapchat, sono solo alcuni dei nomi.

Tu quanti account possiedi sui social? I social media sono entrati nella nostra vita e si sono fatti un largo spazio tra le attività ed i passatempi di ognuno. Qualcuno li usa come semplice svago, qualcuno come un modo per fare rete, per trovare nuovi e vecchi amici, qualcuno per implementare la sua attività lavorativa e qualcuno lavora esclusivamente online.
Molti studi sono stati fatti, ed attualmente sono in corso, sugli effetti che i social media hanno sulla vita delle persone e sulla loro psiche. Le dinamiche che si creano online sono tantissime, e gli effetti psicologici molteplici. Si può pacificamente dire che i social hanno cambiato, e stanno cambiando, sia le relazioni che i processi psichici delle persone.

La rabbia online: i leoni da tastiera

Gli effetti benefici di un uso consapevole dei social media sono noti, li abbiamo già trattati e continueremo a farlo nei post futuri. Ma accanto alle ripercussioni positive, ovviamente, emergono anche quelle più cupe, dai risvolti non sempre conosciuti e chiari. Sto parlando del fenomeno delle aggressioni online, del cyberbullismo e della rabbia espressa tramite i social media.
Il cyberbullismo è una forma di bullismo attuata online: una vittima designata, una persona singola o un gruppo di persone, viene infastidita con ripetuti atti di odio che, grazie alla facilità di connessione di internet, raggiunge in breve tempo un gran numero di persone.
Gli ambienti online danno alle persone un più grande margine di azione e di espressione: tramite i social media le azioni, le emozioni, i pensieri e le dinamiche vengono spesso esagerate e amplificate. Mentre nella vita quotidiana esse spesso vengono mitigate da regole sociali, consuetudini, le barriere del linguaggio del corpo e tanti altri elementi inibitori che invece online non esistono.
Un ruolo importante lo gioca l’anonimato. Grazie alla barriera dei social network, e di internet in generale, le persone vivono una dissociazione tra le cose che dicono e fanno online e la loro vita quotidiana. È frequente sentire frasi del tipo “tanto è solo internet/è solo un social/internet non è la vita vera”.

Essere invisibili contribuisce ad alimentare la disinibizione a cui sono soggetti quelli che, grazie alla protezione di uno schermo, riescono a dire e fare cose che nella loro vita quotidiana non potrebbero mai permettersi.

Il profilo psicologico degli hater

Gli hater spesso percepiscono se stessi come degli oppositori, degli outsider. Altre volte sostengono di agire in nome di principi morali imprescindibili, innalzandosi a modelli e portavoce di essi.
Noia, ricerca di attenzione, desiderio di fare un danno a qualcuno che ce l’ha fatta.
Alcune ricerche (Lopes e Yu, 2017), andando più in profondità, hanno riscontrato nella personalità degli hater tratti sadici che si esprimono online, poiché nella vita quotidiana non trovano spazio e sfogo. Queste persone hanno bisogno di sentirsi potenti arrecando un danno agli altri. Non a caso, infatti, le vittime preferite degli hater sono quelle persone percepite come popolari, di successo, in qualche modo attraenti.

Come si comportano gli hater

Gli hater, a differenza dei bulli (cyberbulli) non prendono di mira categorie di persone o minoranze etniche/religiose, ma persone singole, quelle persone che percepiscono come influenti. Le persone percepite come popolari sono il bersaglio dei loro comportamenti di odio, mentre le persone percepite come impopolari, deboli o comunque in nessun modo influenti, sono quelle che solitamente scelgono per farsi affiancare.
Individuano le persone potenzialmente deboli e cercano di influenzarle portandole dalla loro parte e facendole diventare a loro volta hater. Questo è il fenomeno dell’echo chamber o, detto in parole povere, l’effetto gregge: le persone si aggregano tra loro nella lotta contro qualcun altro, solo per seguire il gregge. Le persone deboli, infatti, sono quelle maggiormente influenzabile dagli hater.

Henri Tajfel, un importante studioso delle dinamiche sociali, nella sua teoria della identificazione sociale afferma che alcune persone sentono di avere una identità solo se fanno parte di un gruppo. E questo è il caso di quelle persone che si aggregano agli hater per essere riconosciute in qualche modo.
Lo scopo degli hater è quello di umiliare pubblicamente la loro vittima e screditarla di fronte ai follower.

L’hater prende di mira “il vip” del momento e cerca elementi per screditarlo. Non c’è bisogno di essere un attore famoso o un cantante, basta essere abbastanza in vista e ben voluto per scatenare nell’hater il bisogno di distruggere. Questa è una espressione sadica mossa da una insoddisfazione di fondo della propria vita.
Prendo di mira gli altri e cerco di distruggerli, perché io stesso mi sento distrutto.

L’ecosistema degli hater

L’hater non è solo, ma fa parte di un sistema complesso composto da diverse figure. Vediamole:

Altri hater: sono quelli come lui. Spesso gli hater si uniscono per una causa comune, appoggiandosi l’un l’altro.

Soldatini: sono i più “deboli”. Persone che si lasciano influenzare facilmente e sposano la causa degli hater.

Simpatizzanti/provocatori: sono quelli che godono nell’assistere alle faide, sono simpatizzanti degli hater e si mostrano d’accordo con loro, ma solitamente non diventano a loro volta hater. Godono solo nel vedere le vittime distrutte.

Provocatori silenziosi: non si schierano né con gli hater, né con le vittime. Restano apparentemente nel mezzo e cercano di mediare. Queste sono le figure più ambigue e pericolose della rete, perché sono d’accordo con gli hater, ma non lo danno a vedere. Vogliono passare per quelli che ascoltano le motivazioni di tutti e danno pareri super partes, ma in realtà traggono piacere nel fomentare le discussioni.
Si riconoscono facilmente: sono amiche sia degli hater, sia delle vittime.
Generalmente sono quelle persone che conducono un’esistenza piatta priva di stimoli e usano i social per sentirsi in qualche modo importanti.

Il piacere di odiare, il bisogno di approvazione

Un hater trova piacere nel ricevere like ed approvazioni ogni volta che molesta qualcuno.
È per questo che si circonda di persone simili a lui: nella sua percezione ricevere un like è come ricevere un applauso, e per lui questo gesto è davvero molto importante.
Poter essere ascoltati ed apprezzati da qualcuno è importante per tutti, ma per gli hater, che dentro di sé accusano un vuoto emotivo enorme, è di vitale importanza. I loro gesti sprezzanti ed insistenti verso gli altri, vengono spesso esagerati proprio per farsi notare, come estrema richiesta di attenzione.

Chi ha avuto a che fare con uno o più hater sa che i loro comportamenti provocatori ed insistenti possono risultare molto fastidiosi per chi li riceve, o anche per chi semplicemente ci si imbatte. Questo fastidio spinge all’azione, che quasi mai si rivela una buona scelta.
Quante volte hai discusso con un hater cercando di far valere le tue ragioni? E quante volte sei riuscito a “convincerlo”?
Mai. E se ci sei riuscito allora quello non era un hater, ma solo una persona con una idea diversa dalla tua. Un hater non ha bisogno di spiegazioni o di confronto, e tutte le domande che fa e gli interrogativi che pone hanno il solo scopo di aizzare gli uni contro gli altri e provocare polemica. Difficilmente il “confronto” con un hater finisce in modo sano.

psicologia di un hater

Come rispondere agli hater?

La mia esperienza è stata molto interessante, ho visto da vicino come funziona questa dinamica del mondo di internet, ho toccato con mano gli hater ed il loro disagio, spingendomi più in profondità possibile.

Quello che voglio condividere con te che mi stai leggendo, è che il vero bisogno di un hater è che la sua vita di privazioni e limitazioni si aggiusti. E tu non puoi farlo al posto suo. Devi capire ed accettare che tu non puoi fare assolutamente nulla per lui.
Dietro un nickname e dietro identità anonime si nascondono persone che non vivono bene la loro esistenza quotidiana; probabilmente nella loro vita non hanno potere decisionale, si sentono impotenti. Ed è per questo che cercano di sentirsi gradassi online.

Dietro l’odio c’è sempre un disagio personale.
Ciò che puoi fare tu è contrastare il fenomeno nel tuo piccolo, non lasciandoti influenzare da chiunque incontri online: impara a ponderare ciò che dicono le persone e ad osservare e pensare con la tua testa.

Condividi questo articolo sui tuoi social per informare i tuoi contatti, che forse non conoscono ancora il fenomeno dell’odio online 🙂

© Psicologia nella Rete di Gabriele Vittorio Di Maio Cucitro. All Rights Reserved.

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