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La psicologia dei Troll: tra empatia e dipendenza

Il termine “Troll” emerge già nei primi anni ’80, quando cominciava ad affermarsi internet e le sue realtà. La comunicazione è sempre stata al centro della diffusione delle nuove tecnologie, quindi anche l’interazione sociale ha subito un’importante evoluzione.
Internet può tirare fuori il meglio, ma anche il peggio dalle persone che, sentendosi sicure dietro ad uno schermo, riescono ad esprimersi e a sfogare le proprie frustrazioni su altre persone. Per comprendere la psicologia dei troll bisogna specificare che il Trolling è quella pratica che ha lo scopo di prendersi gioco, spesso infliggendo sofferenza e danneggiare gli altri online.

Trolling: il vortice delle discussioni interminabili

Spingere le interazioni al limite, provocare discussioni al fine di irritare gli utenti online è la missione dei troll. Queste figure svolgono il ruolo dei provocatori ed hanno l’obiettivo di generare faide e suscitare scalpore nelle persone, tirandole all’interno di discussioni complesse ed inutili, che non hanno vie di uscita. Molto spesso questo fenomeno si tinge di tinte più cupe e si incontra e si confonde con quello dell’Hating, che vede il diffondersi di odio ed intolleranza sul web.

Identikit di un Troll

Se prima il troll era una persona anonima, con un’identità fake, ora non è raro imbattersi in chi fa trolling alla luce del sole, rendendo pubblico il proprio nome reale. Anzi, sta diventando un’abitudine sempre più diffusa vantarsi del proprio operato mostrando al mondo nome e viso, esibendolo come un merito.
È importante sottolineare che il troll sa benissimo ciò che fa. L’incoscienza non fa parte della sua condotta, anzi, le sue azioni sono ben ragionate ed hanno uno scopo preciso. Recitano una parte che hanno ben studiato prima di mettere in pratica. Scardinando la psicologia dei troll, emerge che il comportamento antisociale è la condotta preferita dai troll, poiché mirano a creare scalpore con affermazioni ambigue o si rivolgono direttamente ai propri bersagli allo scopo di infliggere, con gusto, una sorta di crudeltà.

la psicologia dei troll: empatia o sociopatia?

Molti sostengono che i Troll, che si prendono gioco di altre persone online, manchino di empatia. Ciò non è del tutto vero: la psicologia dei troll è molto complessa e un troll, per far bene ciò che fa, deve conoscere le emozioni dei propri bersagli e sapere dove colpire per ottenere gli effetti desiderati. Se non conoscesse le emozioni e non sapesse con chi ha a che fare, i suoi colpi non andrebbero a segno.
Essendo invece molto empatico a livello cognitivo, egli riesce a riconoscere le sue vittime ideali. È la mancanza di empatia affettiva, poi, che gli permette di non interiorizzare il male che provoca agli altri.
Non mostra pietà verso le vittime perché ciò che gli manca è il rispecchiamento, l’interiorizzazione dell’esperienza altrui. Possiamo concludere, quindi, che il troll usi un’empatia a metà: comprende benissimo le emozioni altrui, e quindi sa scegliere le parole e le situazioni adatte a stimolare una reazione nella vittima, ma non ne avverte il dolore.
L’empatia, quindi, non necessariamente è una caratteristica positiva: può essere usata, ad un livello solo cognitivo, da chi ha intenzione di far del male.

Chi sono le vittime dei Troll

La psicologia dei troll si basa molto sulla conoscenza delle sue vittime. Egli, infatti, usa una strategia basata sull’emotività per scegliere i suoi bersagli e prevederne le reazioni. Le vittime, quindi, non sono persone a caso. Non molto tempo fa si sosteneva che esse fossero scelte tra quelle più deboli, più emotive, o comunque con meno supporto sociale. In realtà, non è propriamente così. Le vittime designate possono essere di diverso tipo. I troll attendono pazientemente dietro il loro schermo, di trovare persone con un determinato profilo.

Emotivamente vulnerabili

Sono quelle persone, come abbiamo detto, emotivamente più vulnerabili. Sono quelle che potrebbero risentire maggiormente degli attacchi, delle prese in giro e/o dell’influenza di un troll. Sono anche quelle che generalmente non godono di un grosso supporto sociale, almeno online: non hanno molti contatti che possano fornirgli appoggio.

Popolari

I troll amano, come poche altre cose al mondo, scegliere come proprie vittime i personaggi popolari. Non è raro, infatti, che profili di personaggi famosi, o comunque noti, che godono di moltissimi follower ed interazioni, abbiano tra queste le interazioni dei troll.
Intervenire nelle discussioni dei personaggi noti, o cercare di coinvolgerli, è per il troll un modo per cercare di assumerne il controllo.
È anche per questo che i troll cercano di fare amicizia con utenti più popolari e desiderabili, per poterli usare come connessione sociale, per aumentare la propria stessa desiderabilità e per avvicinarsi agli utenti famosi da trollare. Tra le loro abitudini, quindi, c’è quella di fare amicizia con utenti che potrebbero aiutarli a guadagnare popolarità.

La psicologia dei Troll tra empatia e dipendenza 1

Trolling: una dipendenza patologica?

Alcuni troll ammettono che, una volta cominciato, è difficile smettere. Molto spesso il trolling assume le sembianze di una vera e propria dipendenza, come quella da alcol e droghe. Andando a fondo della psicologia dei troll, Secondo il DSM-5, i disturbi da dipendenza portano importanti disabilità cliniche funzionali. Non si sa se il trolling arrivi ad avere tali effetti sulle persone, ma è certo che alcune abitudini dei troll sono molto simili a quelli delle persone che hanno disturbi da uso di sostanze stupefacenti.
Ma, nonostante questa situazione possa diventare invalidante fino al punto da diventare difficile uscirne, è raro che un troll chieda aiuto per combattere la propria condizione.
Per alcune persone il trolling è una vera e propria smania di potere: le aiuta a tenere il controllo sugli altri e sulle situazioni e a calmare le proprie ansie. I loro sfoghi, infatti, sono fonte di sollievo e soddisfazione: è la dopamina che arriva al cervello e fa scattare il sistema della soddisfazione. 

È così che diventa un circolo vizioso: la persona, dopo aver provato questo tipo di soddisfazione, la ricerca nuovamente, continuando a mettere in pratica le sue condotte lesive nei confronti altrui.
Lo stesso meccanismo avviene con l’assunzione di droghe, ed è per questo che il trolling può essere accomunato ad una condizione di dipendenza da sostanze.

Come comportarsi con un troll?

La cosa più importante di tutte è, in prima analisi, riconoscere che si è davanti ad un troll. Se una persona provoca, stimola le interazioni portandole alle estreme conseguenze, cercando di trascinarsi dietro gli altri, probabilmente si tratta di un troll.
La strategia giusta è non assecondarli, poiché rispondendo alle loro provocazioni si finirà per essere invischiati in discussioni senza fine. E lo scopo dei troll è proprio questo. Ignorarli è la strategia giusta, come un vecchio adagio recitava: don’t feed the troll.

La psicologia del troll: prevenzione

Un ruolo molto importante, infine, lo gioca la prevenzione.
I troll hanno una personalità molto competitiva, puntano a vincere: attraverso la stimolazione di discussioni senza fine e l’infervorare l’animo altrui creando un gran trambusto, loro sentono di aver vinto.
Insegnare ai giovani a comprendere la gravità di certe condotte, sia online che offline, è fondamentale: solo attraverso una buona educazione emotiva li si aiuterà a creare empatia, a crescere e a diventare persone mature. Questo gli impedirà di sentire la necessità di colmare le proprie insicurezze rendendo gli altri vittime.

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© Psicologia nella Rete di Gabriele Vittorio Di Maio Cucitro. All Rights Reserved.

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