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Covid-19 e Psicologia dei No Vax: perché non vaccinarsi

Il protagonista indiscusso al centro dei dibattiti quotidiani tra le persone è senza dubbio il vaccino per fronteggiare l’emergenza Covid-19. Se da un lato c’è chi vede la luce in fondo al tunnel, dall’altra c’è chi non vede di buon occhio la fase attuale dell’emergenza pandemica, schierandosi dalla parte di chi non intende farsi somministrare il vaccino. Il fenomeno degli antivaccinisti, i NoVax, fa sentire la propria voce, in modo particolare sui social. La domanda, quindi, non è “perché vaccinarsi?”, ma “perché non vaccinarsi?”.
Qual è la spiegazione psicologica alla base delle posizioni anti-vaccino? Vediamo alcuni meccanismi psicologici che rafforzano la convinzione secondo cui il vaccino non sarebbe la scelta ottimale.

Covid-19: arriva il vaccino, ma è guerra

Dopo diversi mesi di paura e incertezze, finalmente arriva il vaccino. Non è obbligatorio, ma il dibattito sui social è più che mai caldo: da un lato chi lo attendeva e vi scorge la speranza di uscire dall’incubo della pandemia, dall’altro chi non ha intenzione di farlo per i motivi più svariati.

Parlare di razionalità pura in riferimento all’essere umano è uno sforzo di fantasia. La scienza ci dimostra che l’uomo, per sua natura, non effettua scelte basate sul principio di razionalità, o almeno non totalmente. Ciò che guida le scelte umane non è, quindi, solo l’utilità o i dati oggettivi, ma un complesso di sfumature comportamentali ed emotive con cui bisogna fare i conti ogni volta che si effettua qualunque tipo di scelta e decisione. È così che alcune scelte e comportamenti, pur non essendo razionali e/o mostrandosi oggettivamente errate, se perseverate possono dar vita a quelli che vengono chiamati bias cognitivi, modi distorti di guardare la realtà. E le scelte poco razionali sono le stesse che guidano coloro che si schierano contro le vaccinazioni.

NoVax e teoria del complotto: perché non vaccinarsi

Frequentando i social non è difficile imbattersi nelle teorie cospirazioniste. A primo impatto sembra di trovarsi davanti a persone deliranti che vedono storie assurde e complotti dove non ci sono.
Ma bisogna considerare che l’essere umano è alla continua ricerca di certezze e coerenza e di dare un senso alle storie che sente, alle immagini che vede e all’ambiente in cui è immerso. Il pensiero cospiratorio fa parte di questa ricerca di coerenza: tra le molte incertezze a cui si è sottoposti in questo particolare periodo, che ci vede alle prese con una pandemia, la ricerca di un po’ di sicurezza e alle stelle. Una cospirazione e un complotto offrono un modo per uscire dall’incertezza: pensare che dietro tutto questo ci sia una storia coerente, un piano, seppur malvagio, per controllare e/o sabotare l’umanità offre una sicurezza maggiore di fronte alla visione di un futuro incerto.

Il Bias di Conferma

Chi aderisce al pensiero cospiratorio è generalmente una persona con una capacità di analisi della realtà carente ed un gran bisogno di aggrapparsi alle certezze. Tali carenze, talvolta, possono oltrepassare la linea sottile che divide una condizione di sanità da una patologica.

Abbracciare la teoria del complotto dà origine, inoltre, ad un circolo di conferme che spinge le persone a vedere solo i fatti che confermano le proprie teorie, escludendo tutto il resto. Il meccanismo che porta le persone a cercare solo informazioni che confermano le proprie teorie si chiama bias di conferma, ed è una dinamica cognitiva che riguarda tutti, a diversi livelli ed intensità.

Negazionismo e bisogno di appartenenza

Uno dei bisogni principali degli esseri umani è quello di appartenere ad un gruppo. L’appartenenza favorisce il rispecchiamento, l’accoglienza, soddisfa il bisogno di protezione ed è un modo attraverso il quale le persone riescono ad esprimere se stesse.
In una situazione di emergenza e pericolo come quella che stiamo vivendo, emerge in modo forte il bisogno umano di appartenenza, di fare gruppo, di sentirsi protetti.
Le teorie del complotto trovano terreno fertile in questi bisogni fondamentali: abbracciare la filosofia e lo stile di pensiero di un gruppo soddisfa il senso di appartenenza e fornisce la sicurezza di trovare accoglimento e protezione all’interno di un contesto familiare.

Un gruppo, inoltre, condivide dei principi e degli obiettivi, ma anche dei nemici: individuare l’antagonista contro cui scagliarsi rafforza i meccanismi gruppali.

Vaccino anti-Covid: il modo giusto di comunicare

Come rapportarsi, quindi, a tutti questi ostacoli psicologici e sociali? La chiave è nella comunicazione. Il modo di trasmettere le informazioni e di guidare le persone dipende molto dal contesto con cui ci si raffronta. In poche parole, bisogna comunicare nel modo giusto. Vediamo alcune strategie pratiche.

Fornire informazioni chiare

Consentire a tutti l’accesso alle informazioni è fondamentale. Un’informazione chiara che possa essere compresa e raggiunta da tutti è una buona prassi per tenere il cittadino aggiornato e renderlo partecipe. Inoltre, è fondamentale il controllo delle fonti: assicurarsi che le informazioni a disposizione delle persone derivino da fonti attendibili. Le fake news che alimentano la paura, i pensieri cospirazionisti e la cattiva informazione in generale, trovano terreno fertile in situazioni come quella attuale.

Perché vaccinarsi: mettere in luce i vantaggi

Un’altra utile strategia consiste nell’evidenziare i vantaggi degli elementi e parlare in termini di guadagno. Nel caso del vaccino, è importante evidenziare i benefici ed i vantaggi nel somministrarlo e nel riceverlo. Non è scontato informarsi e sapersi informare: molte persone non sanno cosa sia il vaccino, né quali siano i suoi effetti e benefici. Allo stesso tempo, in un mare di notizie come quello in cui ci si trova a navigare quotidianamente, non sanno come informarsi, da dove attingere le informazioni corrette.

La forza del gruppo

Agire sul gruppo, inoltre, è un’ulteriore strategia da cui non si può prescindere: come le persone trovano accoglienza e risposta ai propri bisogni adeguandosi ad un gruppo e aderendo a filosofie e pensieri collettivi fino a rasentare il delirio cospiratorio, allo stesso modo trarranno beneficio da una comunicazione agita all’interno del gruppo e verso il gruppo. È per questo che fornire informazioni relative, ad esempio, ai vaccinati della giornata e lasciare a loro la comunicazione può essere una strategia efficace per trasmettere il messaggio e farlo recepire nel modo corretto dal cittadino.
Nonostante molti lo neghino, la suscettibilità verso la pressione sociale è molto alta.

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© Psicologia nella Rete di Gabriele Vittorio Di Maio Cucitro. All Rights Reserved.

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