gabriele vittorio

Lo psicologo in azienda: cosa fa e perché è fondamentale

Se prima i termini “benessere” e “ambiente lavorativo” facevano storcere il naso messi all’interno della stessa frase, ora sembra un lontano miraggio poter essere felici sul luogo di lavoro.
Si fa presto a parlare di Smart Working, ma attualmente questa è una delle espressioni più abusate ed usate a sproposito. Non tutto il lavoro svolto a casa è smart, anzi, molto spesso spostare la propria scrivania dal posto di lavoro all’abitazione personale porta con sé un bagaglio di disagio molto più grande rispetto a quello dei benefici.
In alcuni contesti, oltre al disagio logistico evidente, anche quello psichico si fa sentire, venendo a mancare alcuni dei principi indispensabili al benessere aziendale e individuale dei singoli lavoratori.
Vediamo perché la figura dello psicologo in azienda è fondamentale, in modo particolare in questo delicato momento storico.

Addio welfare aziendale, benvenuto disagio

La salute mentale, ora più che mai, emerge come problematica che richiede un’attenta valutazione. È di primaria importanza il benessere dell’individuo, in questo caso del lavoratore, che è chiamato ad affrontare una grande sfida: lo sconvolgimento personale, lavorativo e relazionale che il Covid-19 ha portato con sé.
Con le nuove forme di lavoro, dettate dall’esigenza pandemica, sono emersi sintomi di malessere non trascurabili, che si sono amplificati fino a diventare “normali” e parte della dotazione di un qualsiasi ambiente di lavoro.
La paura e l’incertezza percepita a più livelli mettono le persone in una condizione di allarme e precarietà e le rendono più vulnerabili e inclini al dissidio.
L’aumento di scatti d’ira apparentemente immotivati tra colleghi o superiori che si lasciano prendere dalle emozioni anche per piccole cose e riversano la propria rabbia sugli altri; la nascita di accese discussioni su elementi che forse di persona sarebbero state gestite diversamente e la sensazione di indeterminatezza che infonde insicurezza nel lavoratore come nel datore di lavoro, hanno implicazioni psicologiche e comportamentali importanti.
A questo va aggiunto un bisogno ancora più grande, da parte di chi si è dovuto adattare a condizioni lavorative nuove, di richiesta di supporto di colleghi e superiori, che non sempre può essere esaudita, o almeno non nei modi opportuno.

Perché lo psicologo in azienda?

Lo smart working, insomma, non è solo una risorsa positiva, ma spesso un amplificatore del malessere. E, se è vero che tutti ne risentono, esistono categorie che ne avvertono il peso più di altre. Queste categorie sono, ad esempio, le donne e le madri, che si ritrovano in difficoltà a dover scindere la vita personale e familiare da quella lavorativa, o chi non dispone di spazio sufficiente per potersi creare una propria postazione lavorativa in casa.
Lavorare presso la propria abitazione, insomma, non è un toccasana per tutti. A questo può aggiungersi anche un contesto lavorativo che non favorisce il benessere psicologico.
Il disagio può manifestarsi a più livelli: un disagio top-down, che parte dai superiori e si riversa sui dipendenti (e viceversa), e un disagio orizzontale, tra colleghi che condividono la stessa posizione.
Perché l’esigenza dello psicologo in azienda? I lavoratori sono stati chiamati a rivedere e stravolgere la propria vita, riorganizzare gli spazi nella propria casa e nella propria mente. Questo ha portato all’emergere di sintomi depressivi e alti livelli di stress, che inevitabilmente impattano anche sulla condotta lavorativa.

Lo psicologo in azienda: alcuni suggerimenti

Introdurre la figura dello psicologo all’interno delle aziende si ritiene quindi necessario, perché vuol dire migliorare il welfare aziendale, il benessere di tutti, per favorire un ambiente più sereno e produttivo.
Uno psicologo non solo impegnato nel processo di selezione del personale, dunque, ma che segua da vicino le vicende dell’azienda, proponendo degli interventi volti alla salvaguardia del benessere, all’individuazione delle criticità e alla prevenzione. Tali interventi possono essere realizzati mettendo in atto diverse strategie.

Ascolto attivo

L’ascolto attivo è una parte fondamentale delle relazioni umane. Si configura come una risorsa fondamentale per le aziende, in modo particolare durante questo periodo, che vede tutti più distanti e preda di incertezze. Lo psicologo in azienda può fornire ottimi strumenti per imparare ad ascoltare l’altro, competenza che si configura come l’arma vincente del benessere e della produttività serena a lungo termine. Fornire gli strumenti comunicativi giusti ai datori di lavoro e a chi ricopre cariche manageriali e direttive per ascoltare i dipendenti e le loro esigenze, e insegnare ai dipendenti ad ascoltarsi l’un l’altro, dovrebbe essere tra le priorità aziendali, per meglio adattarsi al contesto storico e sociale odierno e poter sopravvivere uscendone vincitrici.

L’importanza del gruppo

L’empatia ed il rispecchiamento emotivo tra colleghi di lavoro è sempre più penalizzato. Interventi volti alla stimolazione dell’ascolto attivo e alla collaborazione hanno lo scopo di mettere in comunicazione tra loro i lavoratori e rafforzare, in ognuno, la rappresentazione dell’altro come entità umana e avente i medesimi bisogni. Questo può essere realizzato attraverso incontri di gruppo programmati e/o attività che contemplino il confronto e l’agire insieme (in presenza o a distanza). Ora più che mai è importante rafforzare il gruppo come entità e tenere vivo lo spirito di cooperazione.

Attenzione al singolo

Lo psicologo in azienda è fondamentale anche per non lasciare che il singolo lavoratore si senta solo un numero tra tanti numeri e abbandonato a se stesso. In momenti come quello che stiamo vivendo, in modo particolare per quelle aziende che adottano lo smart working, sentirsi soli e inascoltati è molto facile. Il senso di smarrimento, alienazione e solitudine che il singolo dipendente può provare influisce certamente sulle sue prestazioni lavorative. È bene, quindi, fornire al singolo uno spazio d’ascolto, una figura di riferimento per elaborare il proprio vissuto e scaricare un bagaglio emotivo spesso troppo pesante.

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