I 4 meccanismi psicologici della disinibizione online

Lo spazio infinito di internet ha abbattuto molte barriere, sia fisiche che psicologiche.
I confini mentali si sono così abbassati da creare una dissociazione tra ciò che accade online e ciò che accade offline, nel mondo quotidiano fuori dagli schermi. Un di questi effetti riguarda la disinibizione online, che vede spesso una separazione tra il vero sé e quello virtuale. Come si spiega questo fenomeno e quali sono i suoi effetti sulla mente umana?

La disinibizione online benigna e tossica

Le persone, all’interno della rete, spesso si esprimono in modi che in contesti faccia-a-faccia non farebbero: si sentono più rilassate, più sicure di sé, tanto da esprimere spesso i pensieri più profondi e le opinioni più moleste. Protette dagli schermi della rete, infatti, si sentono meno ostacolate nell’esprimere i propri pensieri apertamente, vivendo il fenomeno della disinibizione online, termine coniato dallo studioso John Suler.
Questa libertà a due vie, dà vita a due tipi di disinibizione: quella benigna e quella tossica.
La disinibizione benigna consiste nella condivisione dei propri stati d’animo, spesso molto personali e profondi, con il vasto popolo della rete. Mettere in piazza, da dietro un pc o un cellulare, le proprie emozioni più intime. La disinibizione tossica, invece, consiste nel sentirsi liberi di utilizzare linguaggio scurrile, fuori luogo, esprimere rabbia, odio e minacce, fino a toccare il fondo di internet ricorrendo, ad esempio, all’uso di materiale pornografico condito di violenza.

Perché online si è più disinibiti?

Cos’è che scioglie le inibizioni delle persone che navigano? Perché online ci si sente più liberi di esprimersi, nel bene o nel male? È sufficiente attribuire tutto ad una condizione di anonimato? No. C’è dell’altro.
C’è chi afferma che le persone online siano esattamente come sono fuori dal virtuale e che la rete non ingigantisce certi fenomeni. Non è in realtà così: la rete attiva meccanismi psicologici molto sottili ed interessanti, che è bene conoscere e capire. Vediamo i 4 elementi della disinibizione online.

1. Comunicazione asincrona

Parlare faccia a faccia presuppone uno scambio immediato, quindi anche un’attivazione emotiva in tempo reale. Online, invece, la comunicazione è asincrona: possono passare minuti, ore, giorni, prima di ricevere o dare una risposta. Il fatto di non dover fare i conti con le reazioni dell’altro rende tutti più disinibiti. Il riscontro immediato delle persone, infatti, può avere un grande effetto inibitorio.
Offendere una persona al bar, col rischio di ricevere una risposta immediata (o un pugno in faccia 😊) è più difficile che offenderla scrivendo parole sotto ad un suo post. Allo stesso modo, andare in giro nudi è un attimino più difficile (nonché illegale), ma postare una foto con le proprie grazie svelate è più facile, in modo particolare se al posto di essere arrestati, si ricevono dei like.

2. Anonimato dissociativo

Su internet è spesso difficile individuare l’identità di una persona. L’uso di un nickname, di account finti e la possibilità di condividere solo ciò che si vuole, ha effetti miracolosi sulla spinta ad esprimersi. Quando le persone hanno la possibilità di separare la loro identità dalle proprie azioni, si sentono meno vulnerabili: qualsiasi cosa dicano non può essere attribuita alla loro reale identità. Questo favorisce una dissociazione interiore, secondo cui non si è obbligati ad accettare come propri alcuni comportamenti o opinioni disturbanti. L’ho detto, l’ho fatto, ma non devo necessariamente legarlo al resto della mia vita. Se lo faccio usando un nickname o un’identità falsa, non ne avrò la responsabilità.

la disinibizione online

3. La disinibizione online e l'annullamento dell’altro

In un’interazione faccia a faccia, si è di fronte a persone che hanno un proprio corpo, una propria voce, un proprio modo di gesticolare. Online questo non sempre accade: le persone sono spesso concepite come degli account de-personalizzati. Quando si interagisce con una persona online, questa viene spesso introiettata e diventa come una parte di sé. È come pensare che la persona con cui sto interagendo non è una persona reale, ma una specie di entità in cui io vedo ciò che voglio vedere e le attribuisco i caratteri che voglio attribuirle.
L’interlocutore online diviene un personaggio all’interno di se stessi, quindi può assumere diverse forme: può essere la proiezione di sé o di qualcuno che si conosce nella vita quotidiana. È per questo che risulta molto facile offendere e minacciare: l’altro non è più visto come persona, ma come oggetto astratto.

4. Smantellamento dell’autorità

Nel mondo della rete, in modo particolare quando non si usa la propria identità, lo status sociale è sconosciuto. Non si sa se un anonimo account sia in realtà il presidente di una multinazionale, un impiegato o una persona che trascorre le giornate ad oziare sul divano. Sui social media, chiunque ha la stessa possibilità di altri di esprimersi, indipendentemente dallo status sociale. Si è tutti uguali. È anche per questo che molti utenti online tendono ad appiattire i dislivelli. Se nel mondo di fuori, la posizione sociale di una persona può avere una certa influenza nelle sue interazioni, nella rete questo non succede.
Generalmente le persone sono restie ad esprimere le loro idee se si trovano, ad esempio, davanti alla polizia, perché hanno paura della punizione e/o del giudizio.
Chi direbbe, ad esempio, in faccia ad un medico “la sua professione è vergognosa, lei mi fa schifo e penso di sapere più cose di lei perché l’ho letto in giro su internet!”. Nessuno, probabilmente. Anche se lo si pensa, non ci si sognerebbe mai di dirglielo in faccia.
Ma online è diverso: sulla rete si tende a percepire una certa parità di status e a tirare tutti al proprio livello.

Il cyberspazio, nell’abbattere le barriere diventa un palcoscenico, un teatro in cui la persona agisce ed interagisce con tutti i suoi fantasmi, le sue paure, i suoi bisogni. Gli altri non esistono, sono solo dei fantocci, dei gusci vuoti in cui proiettare se stessi.

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© Psicologia nella Rete di Gabriele Vittorio Di Maio Cucitro. All Rights Reserved.

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