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gabriele vittorio

Dall’ossessione per gli influencer alla Spirale del silenzio

Tutti conoscono Chiara Ferragni e Fedez e la loro popolarità. Non vi sarà sfuggita, quindi, la nascita della loro secondogenita il 23 marzo, Vittoria Lucia.
Le piattaforme social, in particolare Twitter e Instagram, sono andati totalmente in tilt per la lieta notizia. La bambina era nata da meno di un’ora e il suo nome era già la prima tendenza su Twitter.
Pubblico in visibilio, insomma. Si sono alternati post ironici sulla notorietà della piccola a post di totale adorazione da parte dei fan del calibro di <<la mia vita fino ad oggi era terribile, poi è nata Vittoria e ora sto molto meglio!>>, <<vivo solo per il momento in cui porteranno a casa la bimba e faranno storie su Instagram!>>, <<ho pianto tantissimo, ora la mia vita è completa!>>.
Sembrano messaggi di parenti e amici, ma sono post di semplici fan, persone sconosciute che vivono in funzione dell’esistenza dei propri idoli, sviluppando una vera e propria ossessione per gli influencer. Ne seguono assiduamente le vicende ed ogni giorno il loro primo pensiero è controllare se questi hanno pubblicato aggiornamenti sui loro profili social.
Cosa spinge le persone a vivere in totale funzione dei propri idoli? Perché si amano così tanto gli influencer? E cos’è la Spirale del Silenzio?

Ossessione per gli influencer: perché si amano

Avere dei miti e dei punti di riferimento è un fenomeno molto frequente, in modo particolare tra i giovani e i giovanissimi. Anche gli adulti, però, vivono a modo loro l’affezione verso personaggi famosi, che siano artisti, politici, giornalisti, influencer a più livelli. Ammirare un personaggio, condividerne le idee fino al punto di averlo come modello di vita è una dinamica umana e fisiologica: nasce come bisogno primario dei bambini e si protrae per tutta la vita.
Vivere totalmente in funzione dei propri idoli e sviluppare un’ossessione per gli influencer, però, è un fenomeno che può sfuggire di mano.
Risponde a diversi bisogni intimi dell’essere umano, vediamone alcuni.

Vite reali, emozioni autentiche: il rapporto follower-influencer

Uno degli elementi che fa sì che alcune persone diventino così importanti per altre, è la leva emotiva. Chiara Ferragni e Fedez, come molti altri influencer che possono essere assunti come modelli di vita, vantano un seguito molto nutrito (si parla di milioni di follower) perché fanno leva sulle emozioni. Mostrano stralci della propria vita di coppia mostrandosi come due ragazzi assolutamente normali, che mangiano come tutti, dormono come tutti, hanno dei figli come tutti e sono tristi o felici, esattamente come tutti. Attraverso la condivisione di episodi di vita quotidiana portano i fan a identificarsi con il loro vissuto emotivo.
E il magnete dell’emotività è un ottimo pretesto per lo sviluppo dell’ ossessione per gli influencer, specie dove vi è un vissuto di solitudine e un bisogno di appartenenza più forti.
Il rapporto follower-influencer si basa sulla condivisione ed il rispecchiamento.
Da un lato c’è l’influencer che, conoscendo bene i gusti dei propri follower e ciò che vogliono trovare sulle proprie homepage, condivide alcuni contenuti in modo strategico; dall’altro lato c’è il follower, che recepisce tali contenuti e li elabora, rispecchiandovisi e dando vita ad un processo emotivo complesso di identificazione. Attraverso quel contenuto vede se stesso o la versione ideale di sé, sperimenta simpatia, ammirazione, invidia. In parole semplici, struttura un legame.

Costruzione dell’identità

La costruzione dell’identità è un processo complesso, che inizia con la nascita e non termina certo con l’adolescenza, come si soleva pensare un tempo. L’identità è sempre in continuo movimento e sviluppo e, nell’era dei social network, passa anche per il rapporto con gli influencer. Essi veicolano dei messaggi che gli utenti, i fan, assimilano e fanno propri, andando ad aggiungerli come tasselli della propria identità. Un bel film è coinvolgente proprio perché ci si identifica, si vorrebbe un po’ essere quei personaggi che agiscono sullo schermo…e allo stesso modo funziona con gli influencer, solo che loro hanno una marcia in più, poiché sono reali, persone in carne ed ossa. In aggiunta forniscono un senso di sicurezza maggiore rispetto agli idoli del passato: sono online 24 ore su 24, sempre disponibili a condividere ed elargire contenuti con cui sfamare i follower.

L’ossessione per gli influencer: il rapporto di sudditanza

Accettando di seguire qualcuno e vivere in funzione delle sue vicende, però, pone in una relazione asimmetrica. L’influencer lancia dei contenuti e i follower li raccolgono ponendosi, di fatto, in una situazione di sudditanza.
Questo fenomeno è ben illustrato in un modo di dire negli ultimi mesi molto in voga sui social, in modo particolare Twitter: quando un follower accanito parla del proprio idolo, usa spesso il termine “calpestami!”. È un modo giocoso per dire “sei così bella/o che mi farei persino calpestare da te!”. È ovvio che questo è solo un modo per esprimere apprezzamento e che (almeno si spera) non avrebbe alcun risvolto pratico nella realtà. Ma il suo senso simbolico è molto forte ed esprime benissimo il meccanismo di sudditanza che si sviluppa tra influencer e follower. Un rapporto che va ben oltre l’apprezzamento artistico verso un cantante o un attore.

La spirale del silenzio

Perché il legame diventa così profondo fino a rasentare l’ossessione?
Perché si risponde al bisogno intimo di identità, rassicurazione, rispecchiamento emotivo e un bisogno di fare gruppo e aderire conformisticamente ad una fazione. Fenomeno altamente amplificato durante questo periodo storico e sociale che stiamo attraversando, caratterizzato dalla pandemia e da un sentimento di solitudine crescente.
La spirale del silenzio è un fenomeno descritto negli anni Settanta dalla studiosa Elisabeth Noelle-Neumann. La teoria afferma che il potere dei media è così forte da influenzare e dirottare l’opinione pubblica, obbligando i dissidenti al silenzio, pena la lapidazione. È una teoria attualissima anche nel 2021, che vede i media classici affiancati dalle piattaforme social e i meccanismi di influenza delle masse esasperati ai massimi livelli.
La teoria di base è questa: il continuo bombardamento da parte dei media (tradizionali e contemporanei) porta le persone a non riuscire più a discernere ciò che arriva dai media da ciò che autenticamente sentono dentro di sé. Si impara a far propri i contenuti che propinano le piattaforme, generando meccanismi di conformismo ed emulazione.

Ossessione per gli influencer: l’obbligo del silenzio

Tale conformismo, oggi, si può tradurre nelle dinamiche di chi segue, in massa, uno o più influencer.
Coloro che non seguono alcun idolo e che non hanno bisogno di un’identificazione così forte con un influencer, sono spesso tagliati fuori e costretti al silenzio. Il singolo, nettamente in minoranza rispetto alla massa che segue l’idolo, ha due vie: conformarsi al gruppo o tacere. Lo sviluppo dell’ossessione per gli influencer è una dinamica di gruppo che tiene insieme le persone e le ripara dalla solitudine. Chi non aderisce a questi gruppi viene escluso e spesso schiacciato dalla moltitudine. Sulle piattaforme social tale fenomeno è molto amplificato. La percezione può essere così distorta che è ritenuto giusto aderire alla filosofia di un gruppo, mostrando ostilità verso chi ne resta fuori che viene messo davanti all’ardua scelta: cercare di aderire al gruppo, finendo per assumerne i principi, o restare in silenzio rinunciando al confronto o all’espressione della propria posizione.
Fenomeni social? Sì, ma dal risvolto sociale concreto.

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© Psicologia nella Rete di Gabriele Vittorio Di Maio Cucitro. All Rights Reserved.

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